La trasmissione di Riccardo Iacona, Presa Diretta, nella puntata di ieri si è occupata della città di Roma, dell’amministrazione attuale, dello stato della criminalità, delle infrastrutture, della vivibilità in generale della capitale d’Italia.
Ne è risultato un ritratto impietoso e drammatico: una città allo sbando dove la criminalità organizzata si sta impossessando del controllo dei quartieri uno ad uno, iniziando da quelli più degradati ma puntando alla città intera, le cui infrastrutture di base, strade e trasporto pubblico sono al limite del collasso sempre (vedi la nevicata di venerdì scorso): basta una pioggia più intensa del normale per bloccare interi quartieri e farci scappare anche il morto; una città dove corruzione e malaffare sono il carattere dominante: la questione delle gare di manutenzione stradale al ribasso del 50% dominate dalla liquidità della camorra, della parentopoli dell’ATAC e dell’AMA (la società comunali di trasporto e di smaltimento rifiuti) dove ci sono più impiegati amministrativi che unità operative (autisti e spazzini, per intenderci).
Una città il cui Sindaco dopo il fallimento di venerdì nella gestione dell’emergenza neve, vede bene di prendersela con la Protezione Civile, un Sindaco che per portare a compimento tratti di metropolitana che dovevano essere completati per il Giubileo del 2000 (Veltroni e Rutelli dove eravate???) pensa bene di “regalare” intere fette di territorio ancora intonso ( e che potrebbero essere destinate a verde pubblico o addirittura essere lasciate così come sono, parte dell’Agro romano) ai soliti “palazzinari” che da sempre devastano la città con edilizia di infimo ordine che genera degrado e apre le porte alla criminalità.
Un Sindaco la cui inadeguatezza esce con forza dallo schermo e si palesa nella sua interezza: le risposte evasive alle domande così chiare ma poste con serena cordialità da Iacona, tradiscono un uomo a metà fra l’incompetente e il corrivo che a stento comprende la complessità di una città come quella che si trova a guidare e ne subisce tutti i giorni le difficoltà. Aggiungiamo a questo anche la descrizione che ne fa Gilioli nel suo blog e l’impietoso articolo odierno di Statera su Repubblica, ed ecco che l’unica via d’uscita dal problema che si prospetta sono le dimissioni immediate di un figuro come questo e la chiamata alle urne di una città che ha smarrito il senso della sua missione e del suo ruolo che è anche quello di essere il parametro di riferimento per il resto del Paese: guida ed esempio nella gestione della cosa pubblica e del benessere dei cittadini.
Roma ha bisogno di una cura da cavallo: dalla riconversione delle periferie ridotte peggio della Suburra alla vera, definitiva e sempre in evoluzione cura del ferro (metropolitane e treni leggeri) che liberi le strade dai miasmi e dalle code perenni e permetta di circolare anche quando diluvia o nevichi o faccia il torrido caldo di alcune recenti estati romane; dal recupero di molti teatri piccoli e medi chiusi in questi anni di disattenzione alla cultura al restituire il centro della città alla possibilità di essere abitato dai cittadini e non solo frequentato per lo shopping o lo struscio del sabato pomeriggio; dall’aumento degli spazi verdi, con l’istituzione di parchi naturali cittadini protetti allo stop alla cementificazione di qualunque spazio libero in nome di non si sa bene quale esigenza abitativa; dalla rieducazione dei cittadini al rispetto della propria città così bella, grande ma anche delicata nella sua bimillenaria stratificazione e crescita che la rende un organismo unico e prezioso.
Non è una sfida facile, anzi è difficilissima e complessa: proprio per questo richiede delle persone straordinarie, dalle competenze ricche e trasversali, dallo spirito pioneristico e innovativo abbinato ad una sensibilità alla bellezza e alla sua valorizzazione fuori dalla norma; c’è bisogno di un gruppo di visionari ingegneri del bello e della convivenza in grado di gestire la difficile transizione dal caos ad una nuova e più democratica “pax augustea” che restituisca al Paese e al mondo intero l’unicità esemplare che Roma ha sempre rappresentato. C’è bisogno dell’aiuto e dell’abnegazione di tutti.
