Servizio (pubblico)

Vivo a Roma da sempre. Viaggio non quanto vorrei, ma abbastanza e vedo come alcuni servizi funzionano in altri paesi più o meno civilizzati del nostro.

Ecco cosa mi aspetto quando prendo un taxi nel nostro Paese:

l’automobile utilizzata sia sufficientemente spaziosa per me e i miei bagagli.
Sia pulita e non puzzi, se possibile, abbia una profumazione gradevole.
Il conducente sia gentile e cortese (buongiorno e buonasera, dove la porto? Grazie, prego, arrivederci, magari: “torni ad usare il nostro servizio”).
Il conducente non emani un odore da ciminiera di fine ’800 o da minatore belga, sei al pubblico, datti una regolata.
Il conducente non fumi mentre guida e, no, non va bene che hai aperto il finestrino pensando così di risparmiarmi il fumo passivo: arriva lo stesso e mi prendo freddo/caldo a seconda della stagione; il mezzo è pubblico e non sono tuo fratello/figlio/moglie al quale imponi i tuoi comportamenti.
Non trovi appese, magari alla pantina parasole, foto del Duce o della X MAS o gagliardetti di dubbio riferimento.
Non mi venga imposta radioroma o radiolazio o radiosalcazzo a volume insopportabile, ma mi venga chiesto se ho preferenze o se mi dia fastidio che sia accesa.
Non mi venga chiesto prima di salire, dove sono diretto e poi rimbalzato da un mezzo all’altro in un mercato che neanche al Cairo ho visto fare.
Non mi venga chiesto come si arriva a destinazione: è il tuo mestiere e ti pago (profumatamente) per farlo.
A destinazione arrivi guidando come una persona civile evitando di farmi venire la gastrite ad ogni sorpasso.
Non guidi rispondendo contemporaneamente alla radio di servizio e al cellulare privato.
Non litighi con il motorino che ti ha tagliato la strada inseguendolo fino al semaforo successivo per poi subissarlo d’improperi e minacce come in curva allo stadio.
Mi venga offerta l’aria condizionata d’estate e il riscaldamento d’inverno, e non debba subire il finestrino aperto perché così piace a chi guida.
Possa pagare con le carte di pagamento più diffuse, bancomat incluso e ricevere una ricevuta con valore fiscale (come in Danimarca o in Olanda).
Possa prendere un taxi al volo e anche solamente per fare due chilometri: senza che questa cosa scateni l’ira del conducente e conseguente guida compulsiva.
All’aeroporto di Fiumicino/Ciampino o a Roma Termini non ci sia il mercato di chi prende chi a seconda della distanza della destinazione e del Paese di provenienza del cliente.

Ho smesso di prendere i taxi a Roma da circa tre anni dopo una serie infinita di episodi sgradevoli e, soprattutto, dopo che mia moglie all’aeroporto di Fiumicino è stata aggredita verbalmente molto pesantemente, per aver chiamato un taxi di una compagnia specifica alle 5 del mattino perché i pochi presenti a quell’ora non la volevano portare alla destinazione richiesta. Utilizzo solamente quelli di Ostia (sì, un quartiere di Roma che ha la sua compagnia locale di Taxi) per raggiungere e tornare dall’aeroporto di Fiumicino, anche perché quelli di Roma a Ostia non ti portano .

E’ ovvio che generalizzare non è corretto, ma quelle anomalie riportate sopra sono tutti episodi vissuti in anni di utilizzo di Taxi, soprattutto per lavoro, a Roma; ci sono anche delle incredibili eccezioni come quella volta che per tornare dall’aeroporto “da Vinci” a casa, ho preso un taxi della compagnia della città di Fiumicino guidato da una giovane donna che non solo mi ha chiesto se mi andasse bene ascoltare una radio che suonava soft jazz (era sera inoltrata) ma a quanto volessi la temperatura interna del climatizzatore e con la quale abbiamo piacevolmente chiacchierato, durante il tragitto verso casa, su come dovesse essere inteso un mestiere di servizio come quello, trovandoci d’accordo su quasi tutta la linea.

Le liberalizzazioni cambieranno le cose nel sistema dei Taxi? Non lo so, credo però sarebbe necessario anche un sistema di controlli di standard di servizio e, eventualmente, conseguenti sanzioni: se guidi come fossi a Maranello, ti segnalo/denuncio, e ne paghi le conseguenze; se non comprendi che il servizio che stai dando è pubblico, ancorché svolto con un mezzo privato, e non ti adegui, ti obbligo a fare un percorso formativo.
E’ un mestiere per il quale non occorre alcuna conoscenza specifica o attestato particolare, la patente e via: che si pretenda che non possa poi essere aperta la possibilità all’immigrato del bangladesh di fare lo stesso mestiere (come avviene a NYC) in nome di non si sa bene quale prinicipio, mi pare proprio molto corporativo e inaccettabile. L’investimento per la licenza di esercizio è lo stesso rischio d’impresa che ha un negoziante, un imprenditore o un libero professionista: se le competenze per fare quella determinata attività sono tali da permetterne il potenziale accesso a moltissimi è un problema che non si risolve chiudendo l’accesso e dando un pessimo servizio ai clienti, ma alzando la qualità dell’offerta e facendo la competizione su questo terreno.

Altri settori economici, soprattutto nei servizi/terziario, di questo Paese sono stati investiti da tempo da una fortissima concorrenza a fronte di liberalizzazioni passate nell’indifferenza dei più, magari solamente perché la serrata delle agenzie di viaggio (solo per fare un esempio che conosco da vicino) non avrebbe bloccato una città intera, e con questa concorrenza hanno fatto i conti anche con pesantissime ristrutturazioni di settore ma con evidenti vantaggi per i consumatori in termini di prezzi e di qualità: è bene che questi vantaggi si ottengano anche da altri settori ad oggi ancora intonsi.

 

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