Succede quando meno te lo aspetti: passi dal sognare ad occhi aperti al vivere un incanto, vero, reale.
A volte, rare e preziose volte, succede.
A me è successo questo fine settimana appena passato: un castello arroccato su di un cocuzzolo in un posto che non avevo mai sfiorato neanche da lontano, un angolo d’Italia a me totalmente sconosciuto.
Dieci giorni prima avevo ricevuto una telefonata in un tardo pomeriggio di (stra)ordinario lavoro da una amica nuova, conosciuta e frequentata più sul web che dal vivo, ma con la quale si condivide una sintonia rara e preziosa, che mi invitava a raggiungere il successivo fine settimana in un borgo su al nord, un gruppo di persone dalle storie incredibili, per produrre del succo di intelligenze e dell’infuso di anime a servizio di un progetto bello, importante e di valore, la reazione immediata alla telefonata essendo: e io che c’entro in un consesso tale?
Fortunatamente (col senno di poi) la doppia anima che mi accompagna da sempre ha visto il prevalere di quella egotica e l’accettare quindi l’invito per darmi l’illusione di essere uno di cotal valore.
L’invito concretizzato in una formale convocazione diceva più o meno: venite a perdervi tra le colline della provincia di Asti e dallo smarrimento proviamo a trarre energia creativa.
Il castello di Pino d’Asti, in effetti, è al termine di una serie di stradine che si inerpicano tra colline e campi coltivati, come fosse un videogioco a diversi livelli di difficoltà. Un po’ per la distanza da Roma un po’ per l’ansia di trovarmi al buio a guidare in un territorio mai attraversato prima, sono arrivato a destinazione che era ancora giorno, mentre gli altri erano attesi non prima di cena. Varcato il cancello d’ingresso è iniziato l’incantamento che si è concluso solamente al decollo dall’aeroporto di Torino per rientrare a casa, due giorni dopo.
Il castello è un VERO castello con le torri e i merli e quant’altro, con i soffitti a volta e gli affreschi, con tante storie “arruvugliate” una dentro l’altra, una sopra l’altra. Il set unico di uno sceneggiato che si è girato, montato e prodotto senza un apparente filo logico, ma con una fascinazione potente dalle otto di sera di venerdì, all’una di pomeriggio della domenica e con un rilascio di energia tale da permettere il salto nell’iperspazio della fantasia in scioltezza .
Perché il cast era incredibile.
Ora non mi aspetto che quei pochi che mi leggono, afferrino il motivo di tanto giudizio, vi basti sapere che di molti di loro leggo avidamente blog, libri, incrocio divulgazioni sulle varie piattaforme social o assisto a loro conferenze, sempre con grandissima soddisfazione e piacere personale.
L’incantamento è stato il dare carne, suoni e sguardi alla virtualità delle parole che generalmente scorrono su monitor delle più varie dimensioni, in un contesto divenuto in poco tempo così intimo da sembrare frutto di un sogno di primo mattino: quelli che quando ti svegli ti sembra impossibile che non fossero veri.
A distanza di due giorni le vibrazioni sono ancora così forti, così presenti che sembro un po’ stonato, come dopo una sbornia allegra e solenne in anni di sobrietà.
E allora voglio celebrare il rito di ringraziamento di questo gruppo di BTO Educational Compass 2012, che ha trasformato questa due giorni e mezzo in un incantesimo reale: mie dame e messeri vi giungano affettuosi e riconoscenti i miei più sinceri grazie per questo splendido incrocio di positività che avete permesso accadesse senza (apparente) sforzo alcuno.
Le favole per realizzarsi hanno solamente bisogno dei giusti ingredienti.